Silent Hill Italian GDR

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Profanatori di tombe
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Se non ti pieghi ti spezzi

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 27/12/2009, 17:12


"...Amen" terminò DeCerto.
La sua preghiera sarebbe giunta a buon fine? Le altre volte aveva funzionato.
Si voltò verso il ragazzo. Aveva sentito segni di lotta, ma non poteva certo dire chi fosse il vincitore. L'infedele o il mostro?
In entrambi i casi, DeCerto era irritato. Forse aveva sperato che si ammazzassero a vicenda, il mostro non li avrebbe infastiditi e il ragazzino sarebbe stato punito per la sua mancanza di fede.
Ma forse non era ancora il momento di colmare il sacrificio della sua anima. Forse era proprio a Zaccaria che quell'infedele sarebbe dovuto piegarsi e morire, per la purezza dell'anima degli angeli.
Sbuffò e domandò alla nebbia
"Ragazzino...sei vivo?" non si girò nemmeno per vedere come stava Ezechiele

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Elisa, sarai sempre nei nostri cuori...riposa in pace piccina
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La base della natura umana è l'egoismo

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 31/12/2009, 00:56


Quando Ezechiele poté riaprire gli occhi il mondo d'innanzi a lui era confuso e sfocato. E non solo per la nebbia.
I suoi pensieri confusionari s'appellarono a quello che doveva essere un vecchio episodio della sua esistenza, chissà poi perchè.


MOSTRO! intonarono tutti i bambini.
I sassi cominciarono a saettare nel cortile della scuola. Tutti diretti verso il corpo deforme di Ezechiele.
Dov'erano i genitori?
Dov'era la fede?
La fede.
Già.
La fede che ti protegge dai mostri. Dai demoni.
Allora che tipo di demoni sono i bambini? Loro che d'innanzi alle preghiere ridono e si sentono solamente stimolati a continuare il loro perverso gioco con le sole regole di far del male, offendere e umiliare.

Ezechiele nemmeno si accorse di star piangendo.
Ricordi. Pianti. Oppressioni.
Perchè doveva ricordare? Perchè quegli oscuri episodi non potevano perdersi nel silenzio della notte?
Anche la presenza di DeCerto non infondeva a lui nessuna sicurezza contro le persone. Lo considerava un forte maestro, un uomo che non si ferma davanti a nulla.
Circa un paio d'ore dopo, quando l'avrebbe visto morire le sue certezze sarebbero cadute tragicamente.
Ma ora si alzò a sedere, guardandosi curiosamente intorno.
Non ricordava nulla di ciò che era accaduto, solo le parole "scava" risuonavano nella sua mente. E poi si era ritrovato per terra.
Non era la prima volta, ma non si sarebbe mai abituato a quell'esperienza, qualunque cosa fosse.
Il suo maestro era rivolto verso il ragazzo, nel vedere quest'ultimo Ezechiele provò di nuovo una gran paura. Non si alzò, né disse qualcosa.
Aveva paura, sperava che ora il suo maestro lo scacciasse come aveva fatto con tutti gli infedeli e con tutti i demoni.
Sperava...

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< Sì. > Una risposta decisa, giunse dalla nebbia.
Il ragazzino si avvicinò quello che bastava per scorgere il vecchio: Stringeva ancora il badile tra le mani, e nella sua bocca strinse sempre più forte i denti, fino a che essi non emisero un fastidioso rumore stridulo, seppur non era facilmente udibile a quella distanza. Era nervoso. Ma quello che aveva provato, uccidendo una creatura vivente, lo aveva caricato di adrenalina: Che sensazione meravigliosa. Per la prima volta in vita sua sentiva di poter essere forte, il più forte. Per la prima volta era lui a decidere della vita di altre persone, stringendo quel badile tra le mani avrebbe potuto decidere lui ogni cosa.
Decise, quindi, di avere delle risposte.
Osservò il duo, a causa della miopia e della nebbia che si era creata non era in grado di osservarli con attenzione, ma riusciva a distinguerne le posizioni: Il ragazzo era a terra, seduto, sembrava essere impaurito, a giudicare dallo sguardo. L'uomo invece si ergeva fiero, da quella foschia grigia, sembrava quasi ispirare fiducia e protezione. Cristian si guardò nuovamente le mani e l'oggetto che stringeva tra di esse: Avrebbe avuto il coraggio?
Si rintanò nell'angolo più oscuro della sua mente, quello dove risiedeva la rabbia e l'odio, ma non andò molto in fondo: Gli servì solo una guida che lo accompagnasse per mano, o che per lo meno, potesse suggerigli cosa dire.
Dunque si fece carico di quel mix di emozioni e parlò, nascondendo il timore e le incertezze con raffinato stile: < Ora voglio delle risposte, vecchio. > Prese una pausa. < Devo sapere dove mi trovo, che posto è questo. > Un'occhiata alle sue spalle, l'abominio non si era più mosso da quando il telefono aveva smesso di emettere quello statico fastidioso. < E perchè quella "cosa" ci ha attaccati? >
Pretendeva delle risposte precise. Senza giri di parole o metafore, voleva la verità.

Mi rigiro nella mia cancrena,
felice,
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Domande. Domande e domande.
Ma chi diavolo era quel ragazzino? Sembrava che la lotta gli avesse infuso coraggio, che gli avesse fatto alzare la cresta. DeCerto non era un tipo violento, ma quando sentì quel tono impertinente provò il grande desiderio di prenderlo a schiaffi come faceva con i suoi allievi.
Ma quel ragazzo teneva ancora il badile in mano, DeCerto lo sapeva e sapeva anche che non si sarebbe fatto certo scrupoli a riutilizzarlo.
"Sei a Silent Hill..." disse sospirando e chinandosi verso Ezechiele "Il luogo di culto di un'antica popolazione, una sorta di città santa. Non ho idea del perchè tu sia qui, ma quella cosa, come la chiami tu, è l'espressione vivente del peccato umano. Un'abominio reso reale dalle paure della nostra società che rappresenta la vergogna di ciò che siamo diventati. In altri termini è il risultato di un'umanità dedita al peccato"
Ora il suo cieco sguardo si posò sull'allievo.
"Come ti senti?"

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 31/12/2009, 00:56


Ezechiele non era sicuro di dove si trovava. Presupponeva di essere ancora al cimitero, d'altra parte, però, credeva di potersi trovare da qualunque altra parte.
Aveva cercato senza idugio gli occhi morti del suo mentore. Per trovare sicurezza; e ora che li aveva trovati non era ancora tranquillo.
Il ragazzo a pochi metri da loro lo spaventava, come avrebbe voluto che sparisse che morisse che diventasse anche lui cenere.
Ma non poteva certo impedirgli di fare qualcosa, Ezechiele, lui era solo un poveretto.
D'altra parte nemmeno DeCerto sembrava intenzionato a prendere provvedimenti su di lui, chissà cosa sarebbe successo?
Staremo a vedere.
Ezechiele estrasse un cartone di succo di frutta all'ace e infilò la cannuccia. Lo bevve velocemente rispondendo al suo maestro con un semplice gesto del capo accompagnato dal suo sguardo vuoto

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view post Posted on 29/7/2009, 08:53Quote
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Cristian C. Oldman

Il giovane guardò stranito i due. Per le informazioni che quel vecchio gli aveva concesso ne sapeva anche meno di prima.
Il peccato umano... Dannazione, Cristian ha solo sedici anni! C'è gente molto peggiore al mondo, perchè proprio lui doveva entrare in questo inferno?
Era terrorizzato all'idea di vivere questo incubo da cui non si sarebbe potuto svegliare; Lanciò il badile con furia ovviamente senza mirare con precisione. L'oggetto ricadde vicino ai piedi di DeCerto. Non sapeva che farsene di un' "arma" così pesante.
Si voltò per osservare la nebbia: Non vide altro che lapidi immerse in quel surreale grigiore.
Si passò una mano sul volto, incredulo. Doveva fare il riepilogo della situazione: Aveva appena ucciso un mostro e si trova in compagnia di due folli.
Non era del tutto sicuro che gli avrebbe seguiti, ma aveva ancora troppa paura per avanzare.
Sarebbe stato con loro solo finchè non avrebbe trovato qualcun altro da seguire, magari più sano.
Si andò a sedere su di una lapide e restò a fissare gli altri due, cupo in volto. Sembra molto nervoso.

Mi rigiro nella mia cancrena,
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DeCerto sentì il badile atterrargli vicino alle caviglie. Quel miscredente con tutta probabilità non sapeva in che razza di guaio si era cacciato.
"Qui sei a Silent Hill...o ti penti, o muori cowboy" pensò il curato.
Sorrise al buio che da ormai troppi anni ottenebrava la sua vista.
Poi si avvicinò al ragazzo.
"Cosa ne dici se ti aiutiamo a cercare aiuto io ed Ezechiele? Magari capiamo perchè sei qui e ti facciamo tornare a casa"
Un miscredente è un miscredente, ma sono pur sempre due braccia in più.
"Se tu mi aiuti a celebrare un rituale io ti prometto che farò di tutto per capire come farti uscire da questo posto...perchè devi sapere che al momento la città è isolata dal resto del mondo"
Gli porse la mano, non si aspettava che la stringesse.
"Cosa ne dici?"

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Elisa, sarai sempre nei nostri cuori...riposa in pace piccina
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Non gli piaceva affatto.
Ezechiele, dal canto suo, riusciva a comprendere cosa stesse facendo il maestro. E non gli piaceva.
Perchè?
Perchè doveva venire con loro quel miscredente? Ezechiele non lo voleva, lo avrebbe preso in giro, lo sapeva.
Finì il succo all'ace e mise i rifiuti in un sacchetto che poi ripose all'interno dello zaino. Voleva bene a DeCerto, ma non sapeva cosa sarebbe successo da allora in poi. Poteva solo fidarsi.
E la fede lo avrebbe aiutato

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view post Posted on 9/11/2009, 21:50Quote
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Cristian C. Oldman

Restò a guardare esitante la mano che gli veniva posta: Che fare? Accettare e seguire quei due svitati? In fondo aveva alternativa? E se avesse incontrato altri di quei mostri?
Il suo sguardo si posò sulla Lying Figure e rabbrividì, ma poi tornò sui due: Ezechiele lo stava osservando già da tempo, non lo perse mai di vista un attimo, Cris si domandò perchè tanta ostilità in quello sguardo: A lui, che quasi faceva tenerezza vedere quel poveraccio ed il suo vecchio padre, probabilmente.
Alla fine, fu costretto a parlare, quella mano era ancora tesa innanzi a sè: - No. - Scandì bene le due lettere, non poteva accettare, non avrebbe passato un sol secondo di più tra quei due.
Si voltò e prese a correre di scatto, verso destinazione ignota, corse e corse, finchè non furono più nel suo campo visivo, quando improvvisamente inciampò e cadde in un buco, nuovamente. Probabilmente sbattè la testa e si addormentò.

Scusate se me la sviaggio, ragazzi, è un piacere ruolare con voi ma richiede troppo tempo. Grazie.

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Deluso, ma anche sollevato, DeCerto si volta verso Ezechiele non pronunciando altro sul ragazzo. E' felice che se ne sia andato, più gli starà alla larga meglio sarà. Niente profanatori, basta infedeli.
Se fosse necessario, li avrebbe sistemati l'uno alla volta personalmente. Tastò il terreno fino a trovare il badile abbandonato, lo raccolse e lo lanciò in direzione approssimativa dove si trovava Ezechiele.
La sua voce era carica di nervosismo.
"Scava...SCAVA" quell'ordine non ammetteva repliche

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Preso alla sprovvista, spaventato e tremante, Ezechiele afferrò la pala atterrata a qualche metro più a sinistra di dove si trovava. Si affrettò, muovendosi goffamente a recuperarla per poi riprendere a scavare la tomba del patriarca della famiglia Foremann, chiunque fossero.
Non poteva ancora sapere che quel nome era quello che avrebbe cambiato il corso di quella notte.
Scavando fugacemente il giovane Ezechiele si perse nel pensiero della gratitudine; il ragazzo non c'era più e lui si sentiva molto, molto meglio

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DeCerto è uno stolto.
Non sa di esserlo, questo è certo, ma ciò non cambia questo dato di fatto.
DeCerto è uno stolto.
Mentre osservava il suo fedele discepolo dissotterrare l'antica urna non poté fare a meno di ripensare alla tragica fine toccata a Nathan Foremann, bruciato vivo. L'incendio non aveva lasciato nulla di lui, nemmeno le ceneri; era tutto scomparso. DeCerto rimembrò come entrò in quella casa, preso dalla disperazione, come quella trave gli era caduta addosso, mozzandogli le dita della mano e privandolo per sempre del mondo fatto come lo conosciamo. Egli aveva capito che Zaccaria, o Zaccarias, com'era chiamato in tempi antichi, era un redentore, un'entità dipendente da Dio.
Il diluvio universale. Sodoma e Gomorra.
Non era stato Dio a fare tutto ciò, era stata la sua ombra, il suo esecutore, il demonio del paradiso: Zaccaria. La fede dei membri del Culto Segreto, la Setta delle Ariane, era stata messa alla prova, Nathan era l'esempio del fallimento; suo figlio, retinente alla fede aveva condannato i suoi familiari a bruciare. Nemmeno DeCerto era riuscito a cambiarlo, ma dopo quell'incendio decise che non doveva essere così. Il piccolo Edgar andava allontanato dal Culto. A qualunque costo.
Era rinato dalle ceneri di quell'incendio. La vista perduta e la mano menomata erano i segni evidenti di una vita passata, conclusa. DeCerto rimembrò l'oscurità delle sue origini.
Ricordò addirittura ciò che suo padre, nella Germania del 1944, gli disse.
"Tu sei un'eletto, Hadrian, tu sei l'Urheimat Ariana"
DeCerto si morsicò un labbro con violenza, scacciando via i pensieri di quel lontano ricordo. Hadrian era morto, Archibald era rinato.
Questo era tutto.
Il suo discepolo ancora scavava, in lui c'era la fede più ceca, poichè la sua scarsità d'intelletto affluiva alla sua devozione. L'intelligenza porta coscienza. La coscienza reprime la fede in quasi tutte le persone.
Perciò tutti avevano abbandonato la Sette delle Ariane, per questo avevano abbandonato il pensiero della Razza Perfetta.
Ma Zaccaria il potatore avrebbe cambiato drasticamente la logica di tutto ciò, il mondo intero sarebbe cambiato.
La fossa di Nathan conteneva le ultime reliquie per effettuare il rituale, non c'era corpo dentro la tomba, solo l'antica fede.
DeCerto aveva visto in Ezechiele il seguace perfetto, ingenuo come un bambino era colui che dentro di sé portava le spoglie del suo Credo. Non era stato forse Gesù Cristo a dire "Lasciate che i bambini vengano a me"?
E perchè lo aveva detto?
Perchè i bambini sono ingenui, incapaci di cattiverie coscienti, non controllano le loro potenzialità ed i loro peccati sono giustificati. Ezechiele era l'unione tra un bambino ed un adulto, era il simbolo del rendento. DeCerto era solo il curato che avrebbe celebrato la Messa. Ora tutto era pronto.
Ma DeCerto è uno stolto.
Nemmeno può immaginare che il suo angelo, Zaccaria, non sia ciò che crede, ma sia già in quel piano, fissi i suoi occhi su un uomo per la strada. Un uomo che segue il sentiero omicida, un uomo il cui destino inciderà per sempre nella Setta delle Ariane

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Ezechiele ignora i pensieri che avvolgono il suo mentore, tuttavia qualunque cosa siano, lo tranquillizzano. La sua mentalità cieca ad altre opzioni oltre a quelle presentategli da DeCerto si prostra davanti ad ogni scelta del suo maestro, logica o illogica che sia.
Scava per diversi metri, sotto la terra congelata da un leggero strato di brina, il sudore inizia ad avvolgerlo, nonostante lui tremi per la gelida aria che regna sovrana nel cimitero. Poi, il suo badile tocca qualcosa di rigido.
Rapidamente accellera il ritmo, riesumando un'antica bara sigillata dal tempo. Non ha la forza di estrarla al braccio dell'eternità, quindi si preoccupa di ottenere abbastanza spazio per aprirla, così fa.
Emette un grugnito entusiasta per il suo maestro, il chiaro messaggio che ha compiuto il suo dovere e quasi si aspettasse un premio.

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DeCerto avverte l'entusiasmo del suo discepolo e si appresta a prendere atto che la tomba è stata riesumata. Sa quello che fa.
Sorride sommensamente fissando il punto approssimativo dove dovrebbe essere la bara, sa bene quello che fa.
Con l'indice la indica e le sue parole non ammettono repliche
"Aprila"

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Senza rimorso, senza esitazione. Ezechiele andrebbe in capo al mondo senza domandarsi la direzione se il suo mentore glielo impartisse.
Aprire una tomba è roba da niente se il premio che ne consegue è il risultato del loro Credo. Con il badile, Ezechiele inforca il lato della bara, facendosi spazio tra la terra e comincia a fare leva.
Spinge e tira più forte che può, noncurandosi della fatica. E ancora si mette di peso sull'utensite in tensione ed ecco che, con uno schiocco, la bara si apre, facendo cadere tra la terra umida il povero Ezechiele.
Si rialza dopo qualche minuto grugnendo dei lamenti, ed osserva con un certo timore il risultato dei suoi sforzi.
La bara scoperchiata non contiene alcuna salma, il giovane non trattiene un verso di stupore nel guardarvi l'interno.
Vi è solamente una grossa scultura di ferro: due lame che sorreggono una sfera, una specie di idolo. Dietro ad essi, sull'interno color porpora, vi è inciso a caratteri latini ornamentali il numero 13.

XIII



Ezechiele non conosce il significato di tale numero, nemmeno è abbastanza spavaldo da chiederlo a DeCerto. Lui si fida ed afferra prontamente l'idolo di ferro sollevandolo, con meno fatica di ciò che si aspettava, sopra la testa. Reggendolo come un trofeo da mostrare a DeCerto.
Quasi dimenticava che il mentore non lo poteva vedere.
Urlò entusiasta la riuscita del suo compiuto, desideroso del premio che ne conseguiva

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